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Dopo tanto lavoro, finalmente posso dedicarmi a quello che da sempre avrei voluto fare. Tuffarmi nel mondo della finanza, dell'economia e del trading. Lo studio è quello che più mi gratifica, dopo che la vita m'aveva portato verso altri lidi. Il mio impegno è costante e grazie ad internet sto cercando di carpire metodi consoni a questa mia nuova attività.

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mercoledì 2 novembre 2011

EUROPA....soluzioni cercasi.

Trascrizione di un'intervista (ancora attuale) a Jean-Claude Trichet dopo il susseguirsi delle crisi precedenti. 

La BCE (già nel 2008 ammise): "non c'è un prestatore di ultima istanza."

Quando nel bel mezzo della crisi del 2008, il corrispondente dell'EIR (Executive Intelligence Review) Rainer Apel chiese a Jean-Claude Trichet, presidente della Banca Centrale Europea, “chi è il prestatore di ultima istanza, in Europa, se le cose si aggravano”? Trichet, di fronte alla stampa internazionale convenuta alla conferenza stampa della BCE del 10 gennaio di quell'anno rispose: “Il nostro non è un istituto che deve preoccuparsi dei problemi di solvibilità”. La BCE adempie al mandato di garantire i prezzi e la stabilità monetaria, e questo è quanto, ha affermato Trichet. Non ha detto chi sarebbe il prestatore di ultima istanza semplicemente perché non c'è. L'Eurolandia si ritrova senza
paracadute nel bel mezzo della più grave crisi finanziaria della storia. L'argomento è estremamente importante in quanto la “crisi di liquidità” si sta rapidamente trasformando in una “crisi di insolvenza”. Secondo un esperto consultato dall'EIR, “i problemi del 2008 sono di un ordine di grandezza ben più grande rispetto al 2007”. Siamo entrati in un periodo in cui le grandi banche e finanziarie sottopongono i bilanci a revisori esterni, dopo aver annunciato perdite nel quarto trimestre 2007 sulla scorta delle proprie revisioni interne, ha spiegato l'esperto. I revisori esterni però vedono che i conti non tornano per cui le perdite in bilancio si gonfiano al punto che si materializza lo spettro di fallimenti. Mentre le perdite ufficialmente calcolate dalle banche centrali sono già enormi, nell'ordine delle centinaia di miliardi di dollari, i valori da cancellare riguardano 3000 miliardi di dollari, stima l'esperto consultato. Questo è ciò che si sta verificando al momento, ed è il contesto per comprendere le voci più o meno fondate su nuove perdite di due istituti, Citigroup e la Merrill Lynch, che da sole avrebbero perso altri 40 miliardi. La prospettiva di grandi insolvenze trova l'Europa in un grande vuoto di potere, sostiene Helga Zepp LaRouche in un documento del 10 gennaio. Quando fu fondata, alla BCE fu conferito solo il potere di emettere moneta, mentre i poteri di supervisione e di controllo, compreso quello del prestatore di ultima istanza, sono rimasti in mano alle banche centrali nazionali. Ma con la moneta unica e l'integrazione dei mercati finanziari dell'UE, una crisi a tutto campo diventa una sfida impossibile da affrontare entro i propri confini nazionali. Il caso della Northern Rock ha dimostrato il grado di difficoltà già incontrato in un paese, l'Inghilterra, in cui il prestatore d'ultima istanza c'è, e le questioni monetarie e le insolvenze sono gestite da un'unica istituzione. Nel caso di insolvenze a tutto campo nell'Eurozona, i problemi della Northern Rock si ripresenterebbero all'ennesima potenza. “Con l'introduzione dell'euro”, scrive Zepp-LaRouche, “la sovranità monetaria è stata trasferita alla Banca Centrale Europea, ma ora emerge un paradosso: con le immissioni straordinarie di liquidità, la cosiddetta Emergency Liquidity Assistance, le banche centrali nazionali hanno la responsabilità, ma al tempo stesso non hanno la sovranità sulla creazione monetaria. E questo vuoto legale, che i padri dell'Euro credevano di poter semplicemente ignorare, adesso si presenta come lo scoglio su cui probabilmente naufragherà l'Unione Europea"”.
“Il problema principale per l'architettura finanziaria BCE-Euro si colloca nel fatto che i governi nazionali sono stati spogliati degli strumenti per difendere le rispettive economie e sistemi bancari, e per avviare programmi di investimenti pubblici con i quali sarebbe possibile sottrarre l'economia dalla depressione incombente. E' consentito estendere crediti alle banche in difficoltà soltanto se vengono date garanzie adeguate e a prezzo di mercato. L'emissione di crediti a buon mercato sarebbe un'iniezione di denaro pubblico, una facoltà che non è della banca centrale ma dello stato che, secondo il Trattato dell'UE, può farvi ricorso solo a certe condizioni che debbono essere approvate dalla Commissione UE. In generale il Trattato vieta alle banche centrali di finanziare i costi originati dallo stato”. I paesi dell'UE si trovano ad affrontare disarmati la più grande depressione della storia.
Helga Zepp-LaRouche sostiene che per cambiare tutto questo occorrono iniziative legislative fondate su quelle clausole delle Costituzioni Nazionali che proteggono e favoriscono il Bene Comune: “Il trasferimento della sovranità monetaria ad istituzioni sovrannazionali dev'essere ribaltato. Il Trattato di Maastricht e il Patto di Stabilità debbono essere congelati”. Lo stato deve proteggere le banche ordinarie, creando delle "muraglie" tra queste e le entità speculative, non-bancarie, e provvedere all'emissione del credito per finanziare un programma di ripresa economica fondato sugli investimenti nelle grandi infrastrutture.
“In altre parole: occorre far ritorno ai principi dell'economia fisica e del bene comune a cui conferire la precedenza rispetto agli interessi privati di pochi”. Nella conferenza stampa di Francoforte, la BCE ha fatto chiaramente capire che i banchieri centrali stanno andando nella direzione opposta: proteggere gli interessi oligarchici dei pochi a scapito dell'intera popolazione.
Trichet ha dichiarato, scandendo le parole, che la BCE “non tollererà” che i governi reagiscano all'inflazione dei prezzi consentendo aumenti salariali. “Noi diciamo loro questo: potete prendere le decisioni che volete, è vostra responsabilità, ma vi diffidiamo in anticipo dal contribuire ad una spirale inflazionistica sul medio termine attraverso ciò che chiamiamo effetti di ritorno. Questi effetti non si trovano soltanto nei rinnovi dei contratti, sebbene questi costituiscano un elemento notevole e persino dominante. Ci sono anche tutti gli altri meccanismi di determinazione dei prezzi”. Trichet ha minacciato di aumentare i tassi d'interesse nel caso in cui i politici non avessero capito che debbono "comportarsi bene".
Secondo la BCE, i governo d'Eurolandia non dovrebbero consentire aumenti salariali superiori all'inflazione “media”, che lui stabilisce a 3,1%. Ma al proposito, il nostro corrispondente Rainer Apel gli ha ricordato: “La popolazione generale vive un'altra situazione: va a fare la spesa e fa i conti con i tassi d'inflazione per i diversi generi; lo stesso problema si presenta al distributore di benzina. L'impressione che essa ne ricava è diversa dalla Sua. A ragione di ciò diversi esperti - e mi pare che il loro numero si stia rapidamente moltiplicando - concorda con l'economista americano Lyndon LaRouche secondo cui siamo all'inizio di un processo di iperinflazione. La dinamica è ben diversa”.
D'altronde, se Trichet fosse minimamente serio sul tema dell'inflazione dovrebbe spiegare come mai da una parte immette miliardi nel sistema (ha appena annunciato un'altra asta di 10 miliardi di dollari a scadenza mensile) che vengono usati per speculare sul petrolio, sulle materie prime e sugli alimentari, mentre dall'altra parte esige dai governi di non proteggere in alcun modo la popolazione dalle conseguenze inflative che questo produce!
Il video e la trascrizione della conferenza di Trichet sono sul sito della BCE:http://www.ecb.de/press/pressconf/2008/html/is080110.en.html. L'intervento di Apel è al minuto 27 della parte domande e risposte. fonte Movisol