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Dopo tanto lavoro, finalmente posso dedicarmi a quello che da sempre avrei voluto fare. Tuffarmi nel mondo della finanza, dell'economia e del trading. Lo studio è quello che più mi gratifica, dopo che la vita m'aveva portato verso altri lidi. Il mio impegno è costante e grazie ad internet sto cercando di carpire metodi consoni a questa mia nuova attività.

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lunedì 12 settembre 2011

UNICREDIT...sguardo oltre le tegole del clan internazionale del Rating.


In Francia il comparto finanziario comincia a sentire il fiato sul collo delle tre Sorelle del Rating.
L'elevata esposizione di questo settore verso i titoli di stato della Grecia, ha fatto si che l'attenzione delle agenzie si accentuasse verso gli istituti transalpini. Moody's in particolare ha già annunciato un suo monitoraggio particolare per le banche francesi ed in particolare per Societè Generale, Credit Agricole e BNP Paribas. Oltralpe la tensione è palpabile con un CAC odierdno a – 3,9%. E in Italia? Il nostro FTSE/MIB mostra tutta la sua debolezza equiparando la quotazione francese, grazie ad una struttura del paniere con forte incidenza dei finanziari. Unicredit ed Intesa sono ormai in caduta libera. Banca Intesa -9,5% mentre il colosso d'argilla di Piazzale Cordusio oggi ha performato con un -10,9%
attestandosi a 0,686 per azione. Dai quasi 2 euro del 17 febbraio di quest'anno siamo arrivati ad una quotazione con una perdita netta del 56,5% del suo capitale quotato. Che Unicredit sia molto esposta ai vari tzunami, che puntualmente arrivano dai mercati finanziari è un dato di fatto, visto le dimensioni della banca, ma che la fuga così massiccia di investitori da questo titolo sia normale, mi fa pensare ad una probabile sindrome da paura di apparizione di scheletri nell'armadio. 
Si sa che il Gruppo leader delle banche italiane non è noto per la sua generosità. Nel primo trimestre del 2011, i profitti sono aumentati parecchio con un'impressionante 50% su base annua in banca corporate e investment. Ma il cost income ratio (compresa la compensazione) è sceso ad un picco senza precedenti del 28,4%. La fuga di banchieri come Stephan Eckhardt passato da Unicredit a Mizuho e di Mark Robinson, ex capo della ricerca azionaria in Unicredit, passato a Wood & Company come capo della ricerca. Questa fuga di persone potrebbe significare un malumore nel sentiment dirigenziale. Un altro esempio lo troviamo nella società di Intermediazione Ceca Legno & Co che alla fine dello scorso anno ha assunto ben cinque professionisti fuggiti da Unicredit. E poi la sindrome libica... si sospetta infatti che nonostante il congelamento del patrimonio libico nel colosso italiano, la famiglia Gheddafi potrebbe avere venduto i loro investimenti nella nostra banca, sia per problemi in Unicredit o per necessità di liberare risorse per la lotta contro i ribelli. Fatto sta che quel più che dimezzato capitale in Borsa da febbraio ad oggi non tranquillizza nessuno, tanto meno i mercati.