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Dopo tanto lavoro, finalmente posso dedicarmi a quello che da sempre avrei voluto fare. Tuffarmi nel mondo della finanza, dell'economia e del trading. Lo studio è quello che più mi gratifica, dopo che la vita m'aveva portato verso altri lidi. Il mio impegno è costante e grazie ad internet sto cercando di carpire metodi consoni a questa mia nuova attività.

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martedì 20 settembre 2011

UNICREDIT grande... ma incasinata?

Una crisi persisente con banche in affanno, (forse) con problemi di liquidità. Partiamo dalle dichiarazioni di oggi del CEO Ghizzoni:***Monitoriamo con attenzione la liquidita'. Siamo tranquilli. La nostra posizione geografica ci aiuta. La posizione di liquidita' e' stabile. Guardiamo con attenzione a quello che succede sui mercati ma il gruppo ha le capacita' per affrontare la crisi ***(Fonte).
Durante una conferenza stampa a Milano, rispondendo ai giornalisti che gli chiedevano se la banca procedera' a una ricapitalizzazione Ghizzoni ha detto:”Non voglio parlare dell'aumento di capitale perche' “non ho novita” rispetto ad un mese fa. Stiamo lavorando
al piano che sara' realistico, credibile e ambizioso. Tutti i discorsi sul capitale, e non necessariamente l'aumento, verranno comunicati nel piano di fine anno, che sara' annunciato in una situazione di maggiore stabilita'. A chi gli chiedeva un commento sulle dichiarazioni di alcune Fondazioni azioniste di Unicredit che riuscirebbero ad affrontare con difficolta' un aumento di capitale, l'a.d. ha dichiarato che "noi non abbiamo avviato un dibattito interno. Ne discuteremo quando il piano sara' pronto a livello manageriale. La decisione sul capitale e' delicata e importante". "La banca", ha proseguito Ghizzoni, "per aumentare il capitale puo' agire in diverse direzioni. Dobbiamo analizzare la via migliore per Unicredit". Sulle cifre dell'aumento necessario all'istituto di piazza Cordusio, che secondo indiscrezioni di stampa si aggirerebbero intorno ai 4-5 mld, Ghizzoni non ha voluto commentare "perche' non capisco neppure come vengano calcolate. Non faccio caso a quello che scrivono sulla nostra banca". Su eventuali riduzioni del personale, Ghizzoni ha spiegato che "l'intenzione e' fare un piano ambizioso e non vogliamo uscire come un gruppo che si smagrisce. L'ambizione e' continuare a crescere in un mercato difficile".(fonte)
Altra dichiarazione del CEO di Piazzale Cordusio: "La banca e' pubblica. Spero che con i risultati che riusciremo ad ottenere attireremo l'attenzione" di eventuali soci esteri, "ma per ora non ci sono discussioni aperte. Comunque chiunque voglia supportare la banca nel lungo periodo e' benvenuto". Lo ha dichiarato l'a.d. di Unicredit, Federico Ghizzoni, durante una conferenza stampa a Milano, commentando l'eventualita' di un ingresso di soci esteri nel capitale dell'istituto di piazza Cordusio. (fonte). A questo proposito ho cercato di capire quali sarebbero questi potenziali nuovi soci di cui si fa riferimento. Ed ecco la risposta direttamente dalla rassegna stampa del Governo Italiano
***La Cina è già partita all`attacco delle banche italiane, tanto che lo 0,463% del capitale di Unicredit è già in mano a sette società del Dragone.
La comunicazione è arrivata ieri dal sottosegretario all`Economia, Bruno Cesario, come risposta a un`interrogazione in commissione Finanze della Camera dei leghisti Maurizio Fugatti e Silvana Comaroli. In realtà, tra gli azionisti non compare ancora il China Investment Corp (Cic). Ma nulla esclude che in futuro la mossa non venga imitata anche dal fondo sovrano di Pechino, soprattutto in vista di un possibile accordo con il ministro dell`Economia, Giulio Tremonti, in vista di possibili partnership sul fronte industriale e bancario. Dalla tabella consegnata da Cesario si è appreso che la quota in Unicredit fa capo a sette società cinesi, alcune delle quali configurabili come fondi sovrani altre come fondi previdenziali. Si tratta di Best Investment Corporation Boci Prudential Trustee Limited, Flourish Investment Corporation, Grant Schools Provident Fund, Hong Kong Special Administrative Region Government, National Council for social Security Fund, People`s Bank of China e The Subsidized Schools Provident Fund Care of the Treasury. E tra questi il nome più caldo è proprio quello della banca centrale di Pechino: la People`s Bank of China. La Cina ha mosso quindi il primo passo in Italia. Bisogna ora capire se la stessa cosa sia avvenuta anche nell`azionariato degli altri principali istituti di credito italiani o se Unicredit ha fatto da apripista.***
***Il mercato, intanto, ora attende con suspance il piano industriale che verrà presentato a novembre. Il business plan, che dovrebbe essere a tre anni, con orizzonte a cinque, e puntare sulla riduzione dei costi e sul riposizionamento dell`istituto come banca commerciale, ha come obiettivo centrale il rafforzamento patrimoniale del gruppo. Rafforzamento che potrebbe avvenire attraverso un aumento di capitale, una riduzione delle attività ponderate per il rischio o la vendita di alcuni asset.
E mentre nelle sale operative si cerca di quantificare l`entità della ricapitalizzazione, tra i piccoli soci cresce il malcontento. Per le Fondazioni, infatti, una nuova ricapitalizzazione rappresenta un ulteriore sacrificio.
All'estero si parla di vendita di asset sia in Polonia che in Turchia. ***Secondo Finanza & Mercati, UniCredit spera di vendere banca turca Yapi Kredi, così come Pekao, per limitare le dimensioni di un aumento di capitale possibile***La vendita delle due banche porterebbe tra 6-7.000.000.000 di euro, nelle casse di Unicredit.
Il denaro raccolto dalla vendita sarà utilizzato per soddisfare i criteri di Basilea III, uno standard globale regolamentazione sull'adeguatezza patrimoniale delle banche e della liquidità. Il regolamento è quello di proteggere il settore bancario da ulteriori recessioni economiche***. (fonte)
Allora mi domando? Perchè l'Admin Unicredit dice che tutto è così tranquillo? A me non sembra!