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Dopo tanto lavoro, finalmente posso dedicarmi a quello che da sempre avrei voluto fare. Tuffarmi nel mondo della finanza, dell'economia e del trading. Lo studio è quello che più mi gratifica, dopo che la vita m'aveva portato verso altri lidi. Il mio impegno è costante e grazie ad internet sto cercando di carpire metodi consoni a questa mia nuova attività.

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martedì 14 giugno 2011

Italia, il malato d'Europa?!?

L'Italia vista  dall'esterno...l'Europa ci guarda.

***Il 20 maggio scorso il rating dell'agenzia Standard & Poor's ha declassato l'Italia e le prospettive di credito da stabile a negativo. Quattro giorni dopo, la stessa agenzia ha rilevato che i problemi del credito, nel caso dello Stato, tra cui quattro delle banche italiane sono attesi per passare ad un rating sensibilmente più basso. Ma queste informazioni, successivamente, non hanno inciso più di tanto sull'andamento dei mercati finanziari.***
Cos'è che preoccupa le agenzie di rating?
Prima di tutto, il problema della crescita zero, che è in costante calo da
oltre 20 anni.
L'Italia è uno dei paesi periferici d'Europa (PIIGS), che sicuramente non è l'Euro e l'integrazione europea. Nel primo trimestre di quest'anno ha registrato una crescita davvero simbolico PIL - 0,1%. Mentre la Francia e la Germania rapidamente declinano dalla crisi, aumentando il loro PIL, l'Italia non può spingere la sua economia sul sentiero della crescita. di fronte a grandi deficit delle partite correnti e commercio estero.
Ma forse il più grande handicap  dell'Italia è vista, come in Grecia, la situazione politica. Il confronto con la Germania la dice lunga. Ricordiamo il taglio sociale impresso da Schröder e continuato dal Cancelliere Merkel nel paese ariano, che come conseguenza ha ottenuto la riduzione dei costi indiretti  con la riduzione del costo del lavoro. In Italia, questo scenario sembra improbabile, per ora.
L'Italia non si può dunque attendere che i loro prodotti possano essere un domani competitivi sul mercato internazionale. L'espansione della crescita della produttività e delle esportazioni, come in Germania non è incluso nel conteggio. Il lato negativo sta anche nella popolazione italiana con la sua media anagrafica, che ormai arriva oltre i 45 anni.
Un filo di speranza?
***Prima di tutto, dopo due anni di declino, il governo non è riuscito a ridurre il deficit delle finanze pubbliche al 4,6% nel 2010, secondo i dati ufficiali. Si prevede di pareggiare il bilancio entro il 2014. Tuttavia, le ipotesi di crescita del PIL del 4% di un anno sembrano essere irrealistiche, data l'esperienza storica. La maggior parte del debito pubblico (55%) resta nelle mani dei cittadini italiani, (media europea 31%) e debito ( bancario), il cittadino medio è solo il 44% del reddito con la media europea del 82%.***
Per concludere!
***L'economia italiana per il suo modello si differenzia dai modelli e le dinamiche promosse in seno all'Unione europea. Anche se la dimensione e la vitalità dell'economia sommersa in Italia immunizza sintomi della crisi nel breve periodo, tuttavia, l'attuale debolezza della classe politica tende ad essere scettici quando si tratta di un minimo, riducendo il debito pubblico in termini reali. Al contrario si ritiene che il debito pubblico (oggi 120%) continuerà a crescere costantemente, con una conseguente  situazione finanziaria e rating di credito che si deterioreranno, con i costi del debito che aumenteranno notevolmente in vista del prossimo anno.*** fonte