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Dopo tanto lavoro, finalmente posso dedicarmi a quello che da sempre avrei voluto fare. Tuffarmi nel mondo della finanza, dell'economia e del trading. Lo studio è quello che più mi gratifica, dopo che la vita m'aveva portato verso altri lidi. Il mio impegno è costante e grazie ad internet sto cercando di carpire metodi consoni a questa mia nuova attività.

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lunedì 18 aprile 2011

La malattia.. dell'Europa!!

Aumentano i problemi …..Europa di fatto non più coesa.

Il problema della coesione politica tra gli Stati membri già lo avevo affrontato nel post IL SENTIMENT delle INCERTEZZE .
L'avvento dell'euro come principio di una dimostrazione “futurista” per un'aggregazione tra stati del vecchio continente sta miseramente crollando. Lo dimostra il fatto che cooperazione e campanilismo tra partner, sono in netta contraddizione tra loro.
E' sotto gli occhi di tutti la faccenda libica che nella sua drammaticità (non certo per colpa del bel paese), per tutta risposta, da Francia Germania, e l'outsider (brutta parola ma da il senso dell'euro-position) Inghilterra, abbiamo ricevuto un “arrangiatevi all'unisono, senza tanti “se o ma”. 
 
E' questa l'Europa che i padri fondatori sognavano?
 
Come si fa essere europei ed allo stesso tempo rifiutare il pricipio dell'europeismo? 
 
Dov'è finito il sogno europeo di un futuro soggetto da anteporre come potenza per
un bilanciamento nell'assetto mondiale?
Sbaglio o europeismo “dovrebbe” voler dire: 

-garantire la sicurezza dei suoi cittadini;
-favorire un equilibrato sviluppo economico e sociale;
-salvaguardare la diversità dei popoli europei in risposta alla globalizzazione; 
-sostenere i valori che i cittadini europei condividono, quali la difesa dell'ambiente, sviluppo sostenibile, il rispetto dei diritti umani, ecc...ecc..

Dall'Enciclopedia Treccani:
La difficile costruzione dell'Europa unita....
In realtà, a guidare l'unificazione europea furono i vecchi Stati nazionali, che, non volendo rinunciare alle loro prerogative, scelsero la strada del funzionalismo: tra gli estremi del federalismo (che sottraeva competenze cruciali ai governi nazionali) e del confederalismo (“l'Europa delle patrie" cara a. C. de Gaulle, che non intaccava in nulla i poteri nazionali), si scelse la strada di mettere in comune alcune 'funzioni' (carbone, acciaio e così via), nella convinzione che questo avrebbe alla lunga reso irreversibile il processo di unificazione. Il funzionalismo ha permesso di fare grandi progressi nell'area economica, ma non ha condotto (né poteva condurre) all'unificazione politica.

Credo che ora come ora siamo arrivati ad un bivio, dovremo scegliere! Continuare a rimanere in Europa nel nome della UEM (Unione economica e monetaria) perseguendo i principi della libertà nella circolazione dei capitali, delle merci e dei servizi, che dal 1° gennaio 1999 (ultima fase dell'unione monetaria che caratterizzò la definizione dei livelli di cambio definitivi tra le monete nazionali e la nuova valuta) a caro prezzo ne ottenemmo l'adesione, o cercar di capire fino a che punto quest'unione europea convenga al nostro paese. Sono consapevole che le cose da valutare sono molteplici e che la soluzione non è delle più facili, ma sono anche altrettanto consapevole che “un'anatra zoppa” non potrà mai fare tanta strada.