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Dopo tanto lavoro, finalmente posso dedicarmi a quello che da sempre avrei voluto fare. Tuffarmi nel mondo della finanza, dell'economia e del trading. Lo studio è quello che più mi gratifica, dopo che la vita m'aveva portato verso altri lidi. Il mio impegno è costante e grazie ad internet sto cercando di carpire metodi consoni a questa mia nuova attività.

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Calendario Economico fornito da Forex Pros - Il Portale di Trading sul Forex.

mercoledì 6 aprile 2011

C'era da aspettarselo!

Ritorna la finanza più spinta. Robert Diamond, numero uno della britannica Barclays, dopo lo stipendio record da 16,5 milioni di euro nel 2010, vuole più rischi per la sua banca. L’obiettivo è raddoppiare la redditività entro il 2013, anche a costo di giocare di più coi derivati. Lo strumento per farlo è la leva finanziaria, cioè l’uso di capitali di debito per investimenti. E pensa di usare anche i Cocos, le obbligazioni convertibili in azioni che tanto fanno discutere la Bank of England. La prima emissione è prevista per giugno. LINKIESTA

Lehman Brothers non ha insegnato niente!!!

Piano piano i banchieri tornano di nuovo a rischi più elevati, pur di incrementare la
redditività a tutti i costi. Si sa i tempi sono quelli che sono, ma le grandi banche non rinunciano a strumenti come i derivati (la leva finanziaria) cioè l’uso di capitali di debito per gli investimenti. Un'occhiolino lo rivolgono anche ai Coco bond (convertible contingent bond).

Ma cosa sono questi Coco Bond?
Lo spiega molto bene il Il Sole24ore:

I coco bond sono obbligazioni ibride bancarie, convertibili in azioni, che offrono rendimenti molto alti (anche oltre il 10%). Vengono convertite in azioni solo se il Tier 1 (un coefficiente che indica il livello di patrimonializzazione di un'azienda) della banca che li ha emessi scende sotto la soglia del 5 per cento. Ovvero, per le banche europee, se scendono sotto la soglia del 6% fissata dagli accordi di Basilea III (che obbligano gli istituti di credito a rafforzare i vincoli patrimoniali e ad adeguarvisi entro il 2019).
Quindi, se il quadro patrimoniale peggiora il rischio dell'investimento in coco bond aumenta perché l'obbligazione si trasforma in un'azione della stessa banca che ha emesso il bond. In questo caso l'investitore perde il diritto a riscuotere la cedola annua (tipico di un titolo obbligazionario) e diventa, difatti, socio dell'istituto di credito (attraverso le azioni). Come tale, avrà diritto alla distribuzione eventuale dei dividendi, fatta salva la possibilità di cedere le azioni sul mercato. Ciò detto, scattando la conversione in un caso di deterioramento del patrimonio della banca, è probabile che il valore dei titoli azionari possa scendere (e con esso il valore dell'investimento). Motivo per cui l'investimento in coco bond (come del resto in qualsiasi forma di obbligazione ibrida) è più rischioso rispetto all'acquisto di un bond non strutturato.
In pratica, con i coco bond se la banca va bene gli investitori vengono ricompensati con alti rendimenti. Se la banca entra in stato di crisi viene ricapitalizzata in automatico dalle nuove azioni, nate dalla conversione dei coco bond.

A giudizio di Axel Weber, presidente dimissionario della Bundesbank, il problema sarebbe risolto proprio da questi prodotti, che permettono di attuare un meccanismo di protezione tanto per gli istituti di credito (che si ricapitalizzano in automatico in caso di crisi), quanto per gli stati (che non sarebbero più costretti ad aiutare gli istituti in difficoltà sottraendo risorse al sistema economico).

Anche altre grandi banche come Credit Suisse vogliono adottare questo tipo di obbligazioni.