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Dopo tanto lavoro, finalmente posso dedicarmi a quello che da sempre avrei voluto fare. Tuffarmi nel mondo della finanza, dell'economia e del trading. Lo studio è quello che più mi gratifica, dopo che la vita m'aveva portato verso altri lidi. Il mio impegno è costante e grazie ad internet sto cercando di carpire metodi consoni a questa mia nuova attività.

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giovedì 6 gennaio 2011

Il mio "Q.E." (Prima parte).

Il più grande "NON" evento monetario che finora abbiamo vissuto si chiama semplicemente "Q.E." (Quantitative Easing, ovvero, allentamento quantitativo). Alcuni investitori preferiscono definirlo "stampare denaro" o "politica di stimolo monetario". Entrambi sono sicuramente fuorvianti e il secondo è ancora più fuorviante del primo, in un contesto generale di mercato. Prima di tutto, la Federal Reserve non "stampa" effettivamente qualcosa  quando avvia la sua politica di Quantitative Easing, ma semplicemente ed elettronicamente, emette uno SWAP di un bene, per il settore finanziario privato. Ma andiamo con ordine:

Che cos'è uno SWAP?


SWAP è un termine anglosassone che vuol dire baratto, permuta, scambio, usato per designare varie operazioni combinate di vendita e successivo riacquisto o viceversa).

(1) Swap tra banche centrali: operazioni attuate per superare crisi di liquidità a livello internazionale, di solito in collaborazione con il FMI (Fondo Monetario Internazionale) o la BRI (Banca dei Regolamenti Internazionali)

(2) Swap sul mercato dei capitali: accordo tra due controparti incentrato sullo scambio di flussi di pagamento per un periodo determinato in date e a condizioni prestabilite. Il contratto swap si riferisce allo scambio di flussi di pagamento d'interessi (swap su interessi) o allo scambio di tassi d'interesse e somme di denaro espresse in moneta diversa (swap su valute).

Esiste una teoria dietro il tanto decantato "Q.E." ed è che la Federal Reserve, in questo modo potrebbe ridurre i tassi di interesse attraverso acquisti di  asset (generale scambio di valori patrimoniali o impegni di pagamento), supponendo che questi creino domanda per il debito, aiutando il rafforzamento dei bilanci bancari (che a loro volta dovrebbero spingere ad una maggiore concessione di prestiti). Purtroppo, abbiamo già vissuto questo scenario e la storia ci dimostra che nessuna delle due ipotesi è effettivamente concreta. Le banche non sono mai costrette a far riserva e un settore privato che è profondamente indebitato, non sarà mai probabilmente tanto invogliato a ricorrere ai prestiti, indipendentemente dal tasso di interesse di quel momento. In effetti, il livello delle riserve bancarie difficilmente influiscono nelle loro decisioni di concedere prestiti. L'importo del credito in essere, è determinato dalla volontà delle banche a fornire prestiti, sulla base di percezione del rischio-rendimento e non sulla richiesta di tali prestiti. E se i rischi sono alti (vista la congiuntura del momento) le banche non sono certo invogliate a prestar denaro. Segue...2^ parte.
(Spunti di studio).