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Dopo tanto lavoro, finalmente posso dedicarmi a quello che da sempre avrei voluto fare. Tuffarmi nel mondo della finanza, dell'economia e del trading. Lo studio è quello che più mi gratifica, dopo che la vita m'aveva portato verso altri lidi. Il mio impegno è costante e grazie ad internet sto cercando di carpire metodi consoni a questa mia nuova attività.

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lunedì 17 gennaio 2011

DEMOGRAFIA ..un fattore IMPORTANTE.


Dopo la cosidetta  bolla dot-com… (bolla speculativa della new-economy degli anni 2000, quando numerose aziende fallirono,  generando una vera e propria recessione)… le Banche Centrali si attivarono in maniera aggressiva per allentare la politica monetaria al fine di evitare il più possibile, un periodo prolungato di stagnazione. Ma il prolungato periodo di bassi tassi di interesse che è seguito dopo la recessione del 2001 invece,  ha contribuito alla nascita di un'altra bolla, questa volta nel settore immobiliare e creditizio. Anche in questo caso le Banche Centrali hanno agito di nuovo velocemente, abbassando i tassi  di interesse portandoli ovunque vicini allo zero. Ne è un esempio gli Stati Uniti, con la
FED impegnata in un round senza precedenti di “allentamento quantitativo”, nel tentativo di accelerare il recupero dell’economia americana. L’esempio del Giappone però  insegna,  che non sempre questa pratica monetaria velocizza il recupero economico.  Infatti  il paese del sol levante in 10 anni è cresciuto mediamente in termini di PIL, solo dello 0,6% annuo, mentre negli USA la crescita media  (riferita allo stesso periodo) è stata del 1,7% annuo. Questo vuol dire che una crescita dello 0,6% in paesi così piccoli, significa  dieci anni di sviluppo persi per strada. Anche in Europa le cose non vanno meglio. Germania tasso medio di crescita in un decennio  solo 0,6%, Italia appena lo 0,2%, mentre Spagna e Francia sono andate un pò meglio.
Ma questo quadro di stagnazione in molti paesi è “fuorviante”, perché lascia fuori un fattore importante, vale a dire il “fattore demografico”.
La migliore misura del PIL non è  la crescita in generale, ma la crescita del “reddito pro capite della popolazione in età lavorativa” (non il pro capite generalizzato ). Quest'ultimo elemento è importante perché solo la popolazione in età lavorativa (WAP “working age population”) rappresenta il potenziale produttivo di un'economia. Se due paesi raggiungono gli stessi obiettivi in una crescita media del reddito WAP, si dovrebbe concludere che entrambi sono stati altrettanto efficienti ad utilizzare il proprio potenziale, anche se i loro tassi di crescita globale sostanzialmente differiscono.
Quando uno guarda il PIL / WAP (inteso  come popolazione di età 20-60), si ottiene un risultato sorprendente.  Il Giappone  effettivamente  ha fatto meglio  degli Stati Uniti e della maggior parte dei paesi europei negli ultimi dieci anni e Il motivo è semplice,  in Giappone i tassi di crescita sono stati piuttosto bassi, ma la crescita (anche se minima) è stata ottenuta nonostante una “rapida diminuzione” della popolazione in età lavorativa. 
La differenza tra il Giappone e gli Stati Uniti è palese, e cioè che il primo, in termini di crescita globale del PIL, è stato di circa di un punto percentuale, ma è più grande se riferita in termini di tassi di crescita annui del WAP (+1,5%), dato che l'età lavorativa della popolazione degli Stati Uniti è cresciuta dello 0,8%, mentre in Giappone si è proporzionalmente ridotta della stessa percentuale.
Un'altra indicazione è che il Giappone ha utilizzato appieno il suo potenziale  tenendo il tasso di disoccupazione ad un livello pressoché  costante negli ultimi dieci anni. Negli Stati Uniti invece il tasso di disoccupazione è quasi raddoppiato,  avvicinandosi ora al 10% annuo. Si potrebbe quindi concludere che gli Stati Uniti dovrebbero prendere il Giappone come esempio non di stagnazione, ma di come spremere il massimo da un potenziale di crescita limitata.
Dunque si può evincere che in un’ottica  futura, le differenze demografiche sono rilevanti non solo nel confronto tra i paesi sopracitati, ma anche per spiegare la maggior parte delle discrepanze esistenti nei tassi di crescita a lungo termine di tutte le economie sviluppate. Purtroppo Germania e Italia in termini di calo della popolazione in età lavorativa, si mostrano purtroppo sempre più vicini al modello giapponese e sono quindi suscettibili il futuro ad una minor crescita. Dunque un ulteriore rallentamento nei tassi di crescita dei paesi ricchi appare inevitabile, dato che anche nei paesi più dinamici i tassi di crescita della popolazione in età lavorativa è in calo. In quelli meno dinamici, come Giappone, Germania e Italia, sembra quasi inevitabile un periodo di stagnazione. Spunti da.......             EuropeanVoice.com