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Dopo tanto lavoro, finalmente posso dedicarmi a quello che da sempre avrei voluto fare. Tuffarmi nel mondo della finanza, dell'economia e del trading. Lo studio è quello che più mi gratifica, dopo che la vita m'aveva portato verso altri lidi. Il mio impegno è costante e grazie ad internet sto cercando di carpire metodi consoni a questa mia nuova attività.

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domenica 5 dicembre 2010

Nonostante tutto....c'è l'euro.!!!

Estrapolazione di concetti...... da una lettera di Economisti indirizzata al Governo, al Parlamento e ai parlamentari italiani presso Istituzioni Europee.

La crisi dei mercati esplosa nel 2007-2008 è tuttora in corso. Il sistema economico mondiale si trova ad essere senza una fonte primaria della domanda, cioè senza una "spugna" in grado di assorbirne la produzione. Questo meccanismo è particolarmante avertito in Europa, dove la moneta unica manifesta tutta la sua fragilità, derivata dalle regole del trattato di Maastricht, che

nella sua stesura prevedeva l'affidabilità dell'euro legata ai meccanismi di mercato, tenendo conto dei riequilibri tra le varie zone dell’Unione e delle politiche economiche restrittive di paesi con un metodico avanzo commerciale. In questo contesto la
Germania assume un particolare rilievo. La sua politica economica, mirata al contenimento dei salari rapportati alla produttività, alla domanda delle importazioni ed alla penetrazione nei mercati esteri, produce un sitematico avanzo commerciale che non contribuisce allo sviluppo dell’area euro, ma paradossalmente si muove al traino dei paesi più deboli. La piena mobilità dei capitali nell’area euro ha favorito enormemente il formarsi di squilibri nei rapporti del credito e del debito tra i vari paesi dell'unione. La tanto "presunta" efficienza dei mercati finanziari non trova riscontro nei fatti e gli squilibri accumulati purtroppo risultano insostenibili. Queste sono alcune delle ragioni di fondo per cui gli operatori dei mercati finanziari stanno pensando ad una probabile deflagrazione della zona euro. Tuttavia, è altrettanto vero che le aspettative degli speculatori alimentano ulteriormente la "sfiducia" e tendono quindi ad auto‐realizzarsi. Bisogna dire però che gli operatori finanziari spesso agiscono in condizioni non concorrenziali e tutt’altro che simmetriche sul piano dell' informazione e del potere di mercato, quindi riescono non solo a prevedere il futuro ma contribuiscono spesso a determinarlo. In un simile scenario è difficile  sperare di contrastare la speculazione tramite accordi di prestiti in cambio dell’approvazione di politiche restrittive da parte dei paesi indebitati. I prestiti infatti si limitano soltanto a rinviare i problemi senza risolverli.