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Dopo tanto lavoro, finalmente posso dedicarmi a quello che da sempre avrei voluto fare. Tuffarmi nel mondo della finanza, dell'economia e del trading. Lo studio è quello che più mi gratifica, dopo che la vita m'aveva portato verso altri lidi. Il mio impegno è costante e grazie ad internet sto cercando di carpire metodi consoni a questa mia nuova attività.

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giovedì 16 dicembre 2010

L'ingegneria finanziaria non ha limiti.!!

Evviva, arriveranno i "coco bond".!! L'ultima trovata in ordine di tempo, dalla mente di alcuni cervelloni del credito, sono i derivati finanziari denominati "coco bond", studiati apposta per invogliare investitori e risparmiatori a puntare sul mercato obbligazionario convertibile. Chi sottoscriverà prodotti del genere beneficierà di alti tassi d'interesse, ma permetterà anche alle banche non solo ad autofinanziarsi ma al verificarsi di determinate clausole, anche a coprirsi da un'eventuale calo del loro livello di
patrimonializzazione. In poche parole, questo tipo di derivati, sono obbligazioni ibride bancarie, che offrono rendimenti molto alti  che verranno convertite in azioni solo se il Core Tier 1 della banca che li ha emessi, scenderà sotto la soglia del 5%. Infatti il basilea 3 in un prossimo futuro (2019) prevede la soglia del 6 % come coefficiente di vincolo del livello patrimoniale a cui la banca dovrà attenersi. E' sott'inteso che se il tasso d'interesse concesso sarà così alto, è perchè anche i rischi che si assumeranno saranno alti. Si deduce infatti che se l'istituto finanziario che avrà emesso queste convertibili dovesse col tempo, mostrare un coefficiente al di sotto del fatidico 6%, automaticamente questi derivati passerebbero da obbligazioni ad titoli azionari facendo perdere al possessore  i diritti d'incasso della cedola programmata, diventando a tutti gli effetti socio della banca con qualche apprensione per una probabile svalutazione del suo capitale investito. Questo tipo di prodotto sembra incontrare sempre più consenso nei vertici istituzionali europei, in quanto servirà a scongiurare il tanto temuto "too big to fail", da parte dei colossi del credito.
fonte: Sole 24ore